Diffidare#3

Tendenzialmente è buona cosa diffidare di chi dice di essere fuori dagli schemi.

Si tratta, infatti, di una tipica affermazione schematica.

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    Rebibbia

    Un luogo reale, mi sembra Rebibbia. Ancorato a sistemi sociali ed economici forse svantaggiosi, ma di certo tangibili e intellegibili.
    Indugio un po’ sul piazzale dove fa capolinea la metro e osservo i passanti, così diversi e distanti da quelli a cui sono abituato io, cresciuto in un quartiere baluardo del ceto medio in declino.
    E allora capisco che é tutto qui l’insperato e sorprendente risultato ultimo dell’urbanistica fascista, nata con lo scopo di controllare il sottoproletariato e finita infine – suo malgrado – per custodirlo e preservarlo dall’inferno neoliberista e borghese, restituendoci così un pezzo di popolo romano contemporaneo e intatto.

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      Ho un sogno nel cassonetto

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        La nascita della religione e la morte dell’uomo

        La morte!
        Ora sì che capisco tutto, il perché si cerca di illuminare l’ombra fin dalla notte dei tempi. La morte!
        La speranza che il tuo caro ti possa comunque vedere, consigliare, amare. Che si possa ancora dialogare con l’anima, che sopravvive alla carne morta e fredda.
        “Non può finire così”, “non ha senso”. La morte! La più grande contraddizione della vita. L’irrisolvibile soluzione della vita.

        E allora via a pensare al paradiso, alla resurrezione dei corpi, alla reincarnazione negli altri uomini o nelle piante o negli animali. Via alla fine dei tempi o all’eterno ritorno e chissà a quante altre teorie più o meno ridicole. Sì che, invece, lo sapevamo bene: l’unica certezza che abbiamo è quella del ciclo dell’azoto.

        Il cuore di Franco si era già fermato dodici anni fa. E lui ripeteva sempre di dargli retta, a lui che lo aveva visto: “dopo non c’è un cazzo, fidati”. Ora che è morto io, che sono un coglione e un traditore bastardo, lo immagino che mi guarda e mi sorride come faceva sempre, certo che “non può finire così”. Ve lo dicono tutte le molecole di azoto che ho in corpo.

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          “A cojoneeeee”

          Vorrei dedicare un pensiero a tutti i senzapalle che si trincerano dietro l’estetica dominante, occupando l’innocua nicchia sociale riservata agli schiavi. Parlo della categoria più perniciosa, ossia quella di chi si ritiene alternativo in base a come veste, a cosa dice, a dove va.

          Nel ricordare che li odio e li disprezzo, vorrei perdermi nella dolcezza dei ricordi.

          Dieci anni fa – prima della seconda guerra del golfo – giravo in bicicletta per Roma con il mio barbone e la chitarra acustica. Tutti, ovviamente, mi davano del “cojoneeeee”, perché all’epoca andava di moda altro (al momento neanche lo ricordo… forse il nu-metal). Oggi guardo gli sfigati con la bici a scattofisso e i capelli da Grande Depressione del Pigneto e mi viene da riflettere su un fatto: le mode vanno e vengono. I cojoni stanno sempre là.

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            Le comunarde

            A lei
            e alle pochissime donne che come lei sanno tenersi in piedi,
            sostenendo il conflitto, per loro e per le altre,
            sapendo bene che nessuno le ringrazierà mai.

            Sapendo bene che per loro la guerra sarà doppia e la solitudine sublime,
            che non mangeranno dal piatto del padrone anche quando avranno fame,
            che saranno altre donne ad alzargli i fucili contro,
            quando si alzeranno per gridare
            “viva la comune!”

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              Preti-comunisti? No, grazie.

              Peggio dell’unicorno, del mostro di Lockness o dei mitici cerchi di Atlantide. I preti comunisti sono figure leggendarie, che vivono in quel mondo di fantasia dove le contraddizioni possono essere risolte chiudendo gli occhi e sentendosi più leggeri.

              Già, perché al di là dell’impossibilità di coniugare un orrore come la Chiesa Cattolica con una qualsivoglia idea di giustizia e di umanità – basta con questa storia dei “bravi parroci che loro si che si sbattono” – il dramma si incontra proprio sul piano filosofico e teologico. Il comunismo, e più in generale le teorie di democrazia economico sociale progressiva – ha ben chiaro l’obiettivo di realizzare l’umanesimo attraverso precise azioni economiche e sociali che hanno come caposaldo l’idea laica, quasi pagana, di Giustizia. Giustizia sociale, per l’esattezza. Una Dea che nel cattolicesimo è stata massacrata e sostituita con la Pietà, amica dei padroni, e di principi ancora più mefitici, come la Fede, il Perdono, l’Umiltà. Tutti principi in cui un prete, per dirsi tale, deve riconoscersi.

              La giustizia sociale non ha nulla a che spartire con la pietà, con il perdono e con l’umiltà. Quando vivremo nel mondo che sognamo, infatti, i preti non ci saranno più.

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                Avanti

                Sto così avanti che se mi aggiorno torno indietro.

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                  frustrati

                  Probabilmente, andando a cercare per bene, troverai sempre il musicista che ha scritto la melodia simile alla tua, il fotografo che ha fatto lo scatto nel tuo stesso modo o lo scrittore che ha già battuto la strada su cui ti sei incamminato

                  sicuramente ci sarà sempre il coglione pronto a fartelo notare

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                    2009 – 2012. E la foresta.

                    Dov’eri?

                    Ero in giro, un po’ perso.
                    Ho confuso la televisione con il circo,
                    lo spacciatore con l’amico,
                    la città con la foresta.

                    Il volto nello specchio con quello di qualcun altro.
                    poi, per fortuna, mi sono ricordato di guardare in alto, verso il monte.
                    Un attimo prima che il gallo cantasse la terza volta.

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