L’Italia è un paese straordinario. Per evitare che finisse ad Est gli americani erano pronti alla III guerra mondiale, tanti anni fa. Mi sorprende sempre e mi fa ragionare. Invero mi fa sentire vivo, ossia un misto tra esaltazione e tistezza, cervello e allegria.
E allora cerco di capire cosa è successo oggi, lunedì 7 Maggio 2012.
Il primo dato, che merita di essere analizzato come l’introduzione di un saggio merita di essere letta, è che il fascismo berlusconiano ha passato il suo 25 Aprile, laddove in novembre 2011 aveva affrontato il suo 8 Settembre. Il cavaliere è definitivamente appeso a Piazzale Loreto. Al suo fianco stanno, al posto della Petacci, una stuola di mignotte uscita dal peggiore film dei Vanzina. Fine. Attendiamo solo il funerale biologico del Duce farsesco che abbiamo dovuto sopportare per vent’anni.
Archiviato il redivido Lui, conviene ora spostarsi sul presente, e sul futuro.
Questo paese anticipa da sempre. Da sempre. Ha una capacità millenaria di lungimirare tendenze, sistemi, strumenti che poi vengono applicati in grande stile altrove. La Repubblica, l’Impero, Le banche, la filosofia, i risorgimenti, le leghe operaie e contadine e lo stesso fascismo sono stati sperimentati qui e poi applicati altrove, peraltro con esiti spesso più luminosi. Capire cosa succede oggi in Italia, paese tecnicamente considerato PIGS, ma ben diverso da Grecia, Spagna e Portogallo, è un esercizio mentale interessante, forse fondamentale.
La battaglia del XXI secolo si chiama evidentemente DD. Democrazia Diretta. Il confine tra barbarie, guerra termonucleae, disastro eco-demografico e nuovo umanesimo passa probabilmente per la capacità che avrà lo strumento democratico di superare le maglie del Contratto Sociale e di andare oltre la sua immanenza storica, che va datata evidentemente 14 Luglio 1789. Così, siccome “la democrazia semplicemente non funziona”, come dicono i disillusi Zen Circus, è ormai urgente costruire nuovi strumenti di autogestione dell’umanità. Un deciso, convinto, storico, passo verso l’anarchismo è oggi alla nostra portata. La posta in gioco è la liquefazione del potere, la sua particellarizzazione nell’immenso novero della vicenda umana. La fine della delega, dell’elezione del rappresentante, della dittatura di una maggioranza stabilita ogni tot anni in base alla votazione di un parlamentare ogni certo numero di cittadini, rappresenterebbe un elemento di emersione del popolo rispetto alle sue catene e di eversione di uno status quo reo di portarci ad altissima velocità verso il disastro.
La speranza è nel popolo. È il popolo. Non ci sono divinità, libri, guru o ideologie in grado di sostituirsi al popolo. Nessun potere, oggi, può rappresentare l’interesse collettivo se non la voce diretta di questo interesse. La grande, grande, grande novità è sopraggiunta, come capita spesso, sul piano tecnologico. Anche qui siamo di fronte ad una costante storica. Spesso è proprio la tecnologia a sbloccare le situazioni di stallo politico-sociale. La novità della nostra epoca si chiama World Wide Web, la rete. Una rivoluzione senza precedenti che ha cambiato e sta tuttora cambiando, in profondità, i meccanismi di interconnessione tra sistemi sociali e tra le singole persone. Una piattaforma che coniuga individualità e collettività senza generare contraddizioni. Qualcosa in grado di scardinare ogni posizione di rendita perché dalle posizioni di rendita è evidentemente non manipolabile. È come gettare una goccia in un mare pensante.
La mente va, veloce, alle fotografie dello straordinario 1871, quando i comunardi gestirono la principale città europea abbattendo le deleghe, in quello che è stato il più grande esperimento di democrazia diretta di tutti i tempi.
E allora, io che sono acquario, noi che nell’era dell’Acquario stiamo entrando, sogno l’età dell’oro, come la sognava Gioacchino da Fiore, come i pazzi di Munster. Vedo nell’Europa e nell’Italia il centro di un mondo che può e deve cambiare trovando da sè il proprio percorso e il proprio pacifico equilibrio, superando la rivoluzione industiale e annullando il conflitto di classe non negandolo, ma risolvendolo. Il passo successivo deve, necessariamente, essere l’abbattimento del capitalismo e del mito del progresso legato alla crescita. Il capitalismo, che difende gli interesse del capitale e non dei popoli, è vecchio e cancerogeno proprio come la democrazia rappresentativa e sarà necessariamente superato una volta che il popolo avrà preso il potere. La democrazia diretta coincide necessariamente con la “vecchia” dittatura del proletariato. Gli strumenti a disposizione, oggi, sono diversi. Sono liberi, sociali e condivisibili, come non potevano essere al tempo di Stalin, di Castro o di Munster, dove pure, quantomeno, ci provarono.
I linguaggi e le bandiere, nella storia, cambiano. Eppure il “grande cammino”, come scriveva Kundera, è sempre là. Ha, oggi, uno strumento in più, straordinario. Uno strumento giovane e contradditorio, ma destinato ad una grande storia.
Buon 7 Maggio a tutti.
